ONDE D’URTO

Cosa sono le onde d’urto?

Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia, ossia sono impulsi pressori con tempi brevissimi di salita del fronte (10 miliardesimi di secondo) e di durata (dell’ordine di 2-5 milionesimi di secondo) che generano una forza meccanica diretta che permette di trasferire energia sui tessuti corporei, per stimolarne i processi riparativi. Le onde d’urto sono onde acustiche che accompagnano la nostra vita quotidiana senza essere notate. Il rumore provocato dai tuoni o la deflagrazione causata da un’esplosione sono esempi in cui le onde d’urto giocano un ruolo importante. Grazie alle onde d’urto, l’energia può essere trasmessa a lunghe distanze. Questi impulsi pressori con un fronte rapidissimo di salita (circa 10 miliardesimi di secondo), e di discesa dello spike (tra 2 e 5 milionesimi di secondo) e tempi complessivi di durata del ciclo d’onda inferiori a 10 millesimi di secondo, generano una forza meccanica diretta che può essere indirizzata sulle parti del corpo da trattare.

Il trattamento con onde d’urto è stato introdotto in medicina già negli anni ’80 e utilizzato nel trattamento della calcolosi renale. Le onde d’urto venivano, e vengono, in questo caso sfruttate per le loro caratteristiche fisiche finalizzate alla frantumazione del calcolo.

Da queste esperienze si passa all’uso sperimentale delle onde d’urto nella stimolazione dei monconi ossei. Nel 1986 vengono avviati i primi esperimenti sulle ossa di animali, e successivamente tale metodica viene applicata nella Osteogenesis Stimulated Shockwave Application (O.S.S.A.) per il trattamento delle patologie ossee in caso di mancata riparazione delle fratture (pseudoartrosi).

Nel 1991 viene presentata la prima apparecchiatura dedicata a questo trattamento e da allora si è registrato un rapido sviluppo della “Extracorporeal ShockWave Therapy (E.S.W.T.)” utilizzata anche in altri ambiti terapeutici: dapprima nelle calcificazioni intramuscolari, e successivamente nelle patologie inserzionali tendinee. Nate per il trattamento in campo urologico e dentistico, da più di un decennio l’impiego delle onde d’urto nella pratica clinica quotidiana si è quindi ampiamente diffusa anche in ambito ortopedico e fisioterapico.

Esistono diversi tipi di apparecchiature per la terapia con onde d’urto. Si distinguono per la modalità tecnologiche con le quali le onde d’urto vengono generate. A livello internazionale sono comunque stati fissati dei parametri tecnici specifici che comunque debbono essere rispettati per poter definire l’onda emessa come vera onda d’urto:

● Rapido innalzamento della pressione (< 1 µs)
● Breve durata ( < 10 µs) ● Elevata pressione di picco ( > 300 bar)

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Come agiscono le onde d’urto?

La diffusione dell’onda nei tessuti segue le leggi fisiche delle onde acustiche della trasmissione, della riflessione e dell’assorbimento, che risultano legate alle caratteristiche proprie del mezzo e risentono inevitabilmente delle diversità di densità e di impedenza della cute, del grasso, dei muscoli e dell’osso.

Le onde d’urto agiscono quindi sui tessuti viventi generando una sorta di beneficomicroidromassaggio”, in grado di promuovere una serie di reazioni biochimiche e cellulari, responsabili, in ultima analisi, dell’effetto terapeutico. Infatti la terapia con onde d’urto non viene applicata per “rompere o frantumare” le calcificazioni di tendini, legamenti ed articolazioni, ma per risolvere l’infiammazione e la degenerazione tissutale, di cui la calcificazione può essere la conseguenza.

Il meccanismo d’azione delle onde d’urto sui tessuti viventi (osso, muscolo, tendini, legamenti) è profondamente diverso da quello esercitato su strutture “non vitali” ed inerti, come i calcoli renali. I calcoli renali sono infatti concrezioni calcifiche, molto dure, che, investite dalla forza meccanica dell’onda d’urto (per opportune energie), letteralmente, si frantumano ed a poco a poco si sgretolano, per essere poi, nella maggior parte dei casi, espulsi come frammenti. I tessuti viventi, invece, quando vengono attraversati dall’onda d’urto (anche in questo caso, utilizzando livelli di energia adeguati per sede di trattamento ed effetto terapeutico desiderato), non si frantumano come calcoli renali, né subiscono lesioni, bensì una sorta di benefico “micro-idromassaggio”. Gli studi clinici e sperimentali degli ultimi anni sono stati rivolti a capire il meccanismo sorprendente per cui da una stimolazione puramente meccanica (onda d’urto) si possano ottenere effetti biologici.

Tali effetti (antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno, e di incremento della vascolarizzazione locale, così come dei processi di riparazione tissutale), sarebbero legati all’attivazione di specifiche catene enzimatiche, nonché alla produzione di specifici mediatori e fattori di crescita, responsabili, in ultima analisi, degli effetti terapeutici. Quindi il meccanismo che può portare alla scomparsa delle formazioni calcifiche, dopo trattamento con onde d’urto (comunque non nella totalità dei casi trattati), non è legato ad un’azione meccanica diretta (di “rottura”), bensì ad un loro scioglimento, per attivazione di processi biochimici locali (riattivazione del microcircolo in particolare).

Le onde d’urto producono quindi microtraumi in grado di accelerare i processi di riparazione dei tessuti: si attivano le forze di auto-guarigione, il metabolismo migliora, l’irrorazione sanguigna aumenta e il tessuto danneggiato si rigenera e guarisce.

Le onde d’urto vengono oggi utilizzate soprattutto per trattare disfunzioni:

• a livello del passaggio osteo-tendineo,
• a livello delle calcificazioni intramuscolari,
• a livello delle discontinuità ossee nelle patologie di mancata saldatura dei monconi ossei.

La traduzione pratica si è quindi rivelata di grande interesse nella patologia muscolo-scheletrica in tre specifici ambiti di intervento:

a) nel ripristino dei processi di riparazione ossea ove si registri un ritardo di consolidazione o una evidente pseudoartrosi; tali situazioni sono relativamente frequenti nelle fratture di tibia o di femore, nelle fratture ulnari e soprattutto a carico dello scafoide carpale. Spesso, soprattutto nei soggetti giovani e desiderosi di tornare in attività si hanno mobilizzazioni precoci che provocano una instabilità rotatoria dei monconi e possono portare ad un ritardo della saldatura ossea. L’evoluzione in pseudoartrosi o in un ritardo di consolidamento ha più probabilità di verificarsi nel caso di traumi che hanno portato i capi ossei ad una notevole distanza tra loro, nel caso di traumi con l’interposizione di tessuti molli tra i monconi, nel caso di interventi chirurgici di osteosintesi con ampio scollamento periostale e, secondo le più recenti teorie, nell’applicazione di sintesi rigide che impediscono l’effetto piezoelettrico di stimolazione dell’osso.

b) nel caso di esiti fibrotici e/o calcifici delle lesioni muscolari, quali strappi e lesioni da schiacciamento o da taglio; in tutte quelle situazioni in cui si verifica un versamento ematico è facile la formazione di raccolte inframuscolari che possono organizzarsi e risolversi con un residuo cicatriziale e/o calcifico di difficile trattamento. Tali evoluzioni patologiche possono verificarsi anche in caso di interventi chirurgici ed in particolare di re-interventi. Possono verificarsi anche in assenza di lesioni dirette ma in associazione a patologie neurologiche e in particolare nei comi. In questi casi ad essere maggiormente colpite sono le formazioni particolari dell’anca e del gomito.

c) nelle patologie tendinee o nelle patologie da sovraccarico, in particolare nelle tendinopatie croniche resistenti ad altre terapie, con una chiara e circoscritta localizzazione anatomo-funzionale; ad esempio nelle classiche epicondiliti (tennis elbow), nelle sofferenze del tendine d’Achille, nella tendinopatia calcifica di spalla, nelle fasciti plantari associate o meno a spina calcaneale. Possono essere trattate con successo sia patologie in fase acuta (quindi anche molto dolenti), sia in fase cronica (cioè presenti da più lungo tempo).

In alcuni pazienti (specie se in fase acuta), i benefici possono essere apprezzati anche abbastanza precocemente; per questo motivo, tale terapia trova valido campo di utilizzo anche fra gli sportivi (professionisti e non), per la possibilità di una più rapida guarigione e ritorno alle attività agonistiche.

Condizioni acute di utilizzo delle onde d’urto:

  • Achillodinia – infiammazione del tendine di Achille
  • Dolore alla zona dell’inguine – pubalgia
  • Sindrome rotulea (ginocchio del saltatore)
  • Dolore alla spalla – cuffia dei rotatori ed altro
  • Borsite trocanterica – dolore alla zona dell’anca
  • Dolore nelle inserzioni del tendine del ginocchio
  • Calcificazioni muscolari (es.esiti di lesioni traumatiche)
  • Pubalgia
  • Tendinopatie(achillea, rotulea, cuffia dei rotatori)

Condizioni croniche di utilizzo delle onde d’urto:

  • Epicondilite
  • Neuroma di Morton
  • Fascite plantare, sperone calcaneare
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Entesopatia cronica
  • Sindromi algiche delle catene cinetiche posturali
  • Problemi Vertebrogenosi – dolore alla schiena
  • Dolori muscolari (contratture e stiramenti)
  • Dolori cervicali
  • Pseudoartrosi (mancato consolidamento delle fratture)
  • Trigger points

Controindicazioni:

  • Infezioni ossee
  • Disordini della coagulazione
  • Tumori ossei
  • Gravidanza
  • Nei soggetti portatori di pacemaker
  • Infiltrazioni cortisoniche recenti
  • Vietato l’utilizzo nella colonna vertebrale, cranio e torace
  • Osteoporosi

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